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La pianificazione dell’investimento

1) Cosa significa investire i risparmi in modo consapevole?
Investire in modo consapevole non significa solo applicare una strategia e pianificare quando comprare o vendere determinati prodotti finanziari, ma assumere un approccio mentale corretto. Non è infatti sufficiente conoscere i principi e le regole dei mercati finanziari per poter realizzare investimenti sicuri e remunerativi: esistono motivi irrazionali, percezioni errate e convinzioni personali che possono condurre a decisioni sbagliate.

2) A quali aspetti prestare attenzione nella fase di pianificazione dell’investimento?
Se stai pianificando d’investire i tuoi risparmi, devi prestare particolare attenzione ad alcuni aspetti:

  • Ricorda che nessuno regala soldi a nessuno, fai quindi attenzione alle proposte di facili guadagni!
  • Verifica la coerenza dell’investimento con il tuo profilo personale in termini di reddito, capacità economica generale, permanenza di tale capacità economica per tutta la durata dell’investimento, età e livello d’istruzione, professione svolta o eventuale pensionamento nel corso dell’investimento.
  • Raccogli informazioni dettagliate riguardanti tipologia, funzionamento e ripartizione dell’investimento; scelta dei prodotti finanziari; andamento del fondo/titolo nel quale si vuole investire; grado di sicurezza dell’investimento ed eventuali rischi.
  • Ottieni risposte precise in merito a quanti soldi vengono trattenuti per le commissioni; quali sono e a quanto ammontano i costi di gestione; se, e a che prezzo, puoi avere i soldi investiti prima della scadenza, qualora ne avessi necessità. · Nel dubbio, pretendi sempre una corretta e piena informazione sui prodotti finanziari.
  • Non seguire le mode passeggere trascurando il buonsenso e la razionalità e non fidarti dei “consigli” interessati.

3) Cos’è l’Investimento socialmente responsabile (ISR)?
Si parla di Investimento Socialmente Responsabile (ISR) quando considerazioni di ordine ambientale e/o sociale integrano le valutazioni di carattere finanziario che vengono effettuate nel momento delle scelte di acquisto o di vendita di un prodotto finanziario. In sostanza, l’ISR seleziona azioni od obbligazioni di imprese che, rispettando alcuni criteri di responsabilità sociale, mostrano un comportamento virtuoso e contribuiscono allo sviluppo di un sistema economico solidale e sostenibile. Investire in modo responsabile non significa fare una donazione o rinunciare a rendimenti conseguibili attraverso investimenti di tipo tradizionale, ma indirizzare il risparmio secondo principi etici e responsabili.

4) Perché decidere di investire il denaro risparmiato?
Pianificare un investimento significa porsi delle domande per evitare scelte sbagliate. La scelta d’investire deve partire dall’individuazione di un bisogno (l’acquisto della casa, l’istruzione dei figli, l’integrazione futura della pensione, etc.) e deve sempre essere frutto di una scelta ponderata. Si investe solo quando:

  • esiste un motivo valido per farlo;
  • ci sono le risorse economiche sufficienti;
  • si hanno chiari i concetti di rischio e di rendimento.

Può essere pericoloso prendere una decisione d’investimento affidandosi completamente ad altri (consulenti, intermediari, promotori, amici, etc.), senza avere una precisa volontà ed un chiaro obiettivo: per chi non sa dove andare, qualsiasi strada è buona!

5) Cos’è il rischio di insolvenza?
Il rischio di insolvenza si corre quando l’ente che ha emesso il prodotto di investimento non è in grado di onorare gli impegni presi a causa di una situazione fallimentare. Nei Paesi emergenti, dove i rendimenti tendono ad essere superiori, il rischio è più elevato sia per i titoli emessi dagli Stati che per i prodotti corporate (banche e imprese). Occorre sempre valutare con attenzione le condizioni economiche del Paese in cui si investe, anche nel caso di prodotti a basso rischio.

6) Cos’è il rischio di cambio?
Il rischio di cambio si corre in caso di investimento in un paese estero quando il cambio tra le diverse valute è inferiore rispetto a quello esistente al momento dell’investimento. La differenza può generare una perdita, ma anche un utile nel caso di rivalutazione del cambio. Il rischio di cambio è molto forte sia nei Paesi emergenti che nei Paesi industrializzati, in quanto la stabilità del sistema monetario dipende da molti fattori (tassi di crescita, saldo del commercio con l’estero, produttività del settore industriale, tasso di inflazione, tassi di interesse) che rendono difficile ogni previsione. In genere la valuta di un Paese si rafforza quando è molto richiesta, ovvero quando le previsioni sull’economia di un Paese sono positive.

7) L’ investitore è costretto a scegliere una sola attività finanziaria o può scegliere tra più titoli?
L’investitore non è costretto a scegliere una sola attività finanziaria. Anzi. Se la sua ricchezza glielo permette dovrebbe diversificare i suoi investimenti sia a livello di attività finanziarie (per esempio, il 50% in titoli azionari ed il 50% in obbligazioni) sia di titoli all’interno di uno stesso comparto.

8) Cosa si intende per diversificazione del rischio?
Destinare tutto il proprio reddito risparmiato all’acquisto di un solo un titolo non permette una diversificazione del portafoglio, ovvero l’investimento in titoli diversi. Nel primo caso, si corre il rischio di investire in un titolo finanziario che potrebbe rivelarsi negativo; nel secondo si spera che tra tutti i titoli acquistati ce ne sia qualcuno che vada bene e possa più che compensare quelli che vanno male.

9) Come attuare la teoria della diversificazione geografica?
I titoli quotati in un mercato azionario nazionale sono in genere molto correlati perchè risentono dell’influsso comune dei fattori che determinano le sorti economiche del Paese. Proprio per questo può essere utile diversificare acquistando titoli azionari quotati su mercati esteri, che presentano una minore correlazione con quelli domestici (ma anche la criticità conseguente il rischio di cambio, se non appartengono all’area dell’euro).

10) Come diversificare il rischio del titolo singolo?
Per ovviare al rischio di un singolo titolo senza rinunciare a buoni rendimenti, è possibile acquistare quote di fondi comuni azionari o obbligazionari che investono in diversi titoli: in questo modo il rischio viene limitato dalla diversificazione dei titoli in portafoglio, da una gestione attenta e dai limiti all’acquisto di titoli con rischio molto elevato. In genere, date le commissioni di gestione e sottoscrizione, il rendimento dei fondi è comunque inferiore a quello dei singoli titoli.

11) Perchè investire in azioni che sono rischiose e non nei “più sicuri” titoli di Stato?
A fronte di un rischio certamente superiore, le azioni offrono rendimenti superiori rispetto a quelli delle obbligazioni e di impieghi alternativi, e ciò può essere rilevante nell’accelerare la crescita della ricchezza privata, che rappresenta la prima funzione dell’investimento azionario.

12) Cosa significa il termine “speculazione”?
Il termine descrive l’attività che mira a trarre profitto dalle oscillazioni di breve periodo del prezzo di un bene, comprando ad un prezzo basso e rivendendo ad uno più alto. Oppure, vendendo allo scoperto un bene, cioè senza possederlo, speculando sulla circostanza che il prezzo di quel bene alla consegna potrebbe essere più basso rispetto al momento in cui è stato concluso il contratto. La natura speculativa dei titoli azionari induce molti investitori ad adottare strategie speculative, ma l’evidenza empirica sui risultati conseguiti da chi effettua frequenti compravendite di titoli azionari mostra molto chiaramente che più si movimenta il portafoglio e meno si guadagna.

13) Quali sono le differenze fondamentali tra l’investimento e la speculazione?
Gli impieghi azionari possono soddisfare due esigenze assai diverse tra loro: le crescita della ricchezza nel lungo periodo e la speculazione. La differenza sta nell’orizzonte temporale di riferimento: nel primo caso deve essere di lungo periodo, per trarre profitto da cicli positivi di crescita economica che si ripercuotono sul valore delle azioni tenute in portafoglio, nel secondo di breve periodo per massimizzare il profitto da una continua attività di compravendita. I risparmiatori che non hanno un orizzonte di lungo periodo è meglio che stiano alla larga dalle azioni e dai fondi azionari, e accontentarsi dei rendimenti più sicuri dei titoli di stato.

14) L’investimento in obbligazioni (bond) è privo di rischio?
Non esiste un investimento risk free, pertanto occorre la massima attenzione sia nel momento in cui si decide che tipo di investimento effettuare, sia durante la vita del prestito che si è sottoscritto o acquistato sul mercato. Se ciò accade con i titoli di Stato, ancora maggiore attenzione va prestata nel caso in cui si acquistino corporate bond, ovvero obbligazioni societarie, che spesso offrono rendimenti superiori, ma possono riservare amare sorprese ai loro sottoscrittori (ad esempio casi Cirio e Parmalat).

15) Qual è la differenza tra azioni e obbligazioni in termini di obbligo per l’impresa?

Le società che emettono obbligazioni hanno l’obbligo di restituire l’importo a scadenza, a prescindere dai risultati di gestione: questo aspetto differenzia le obbligazioni dalle azioni, in quanto il pagamento dei dividendi azionari è subordinato all’effettiva esistenza di utili. Inoltre le obbligazioni godono di un privilegio in caso di fallimento della società, in quanto vengono rimborsate prima delle azioni. Strumenti di risparmio e attività finanziarie

16) I titoli azionari sono tutti uguali?
Le azioni sono titoli che conferiscono al loro possessore la qualità di azionista della società che le ha emesse. Il risparmiatore che acquista titoli azionari: - partecipa in prima persona ai rischi connessi all'attività di impresa; - beneficia dell'eventuale ripartizione degli utili, guadagnando il diritto alla distribuzione dei dividendi. Esistono varie tipologie di azioni, in relazione al diritto agli utili, alla quota di liquidazione e al diritto di voto nelle assemblee degli azionsiti: ordinarie, privilegiate e di risparmio

17) Cos’è il prospetto informativo?
E’ un documento che contiene le informazioni necessarie affinché gli investitori possano avere una visione completa sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria e sull’evoluzione dell’attività della società emittente. E’ un documento che deve essere consegnato all’intermediario che colloca il prodotto a chi è interessato ad acquistarlo o a sottoscriverlo. Può essere anche scaricabile da internet.

18) Perché partecipare alle assemblee in qualità di piccolo azionista?
Il piccolo azionista, se pur con diritto di voto, non esercita quasi mai i diritti relativi alla vita societaria a causa del modesto peso delle proprie azioni, della scarsa familiarità con la materia o per semplice disinteresse. Questa scelta tuttavia può risultare miope, soprattutto nelle situazioni in cui alcuni argomenti o decisioni possono esercitare un’elevata influenza sul valore delle azioni: in questi casi sarebbe auspicabile la partecipazione a gruppi di azionisti di minoranza (sindacati) per cercare di orientare le scelte societarie a vantaggio anche dei piccoli soci.

19) Cosa sono le azioni ordinarie?
Il possesso di azioni ordinarie di una società dà origine ad alcuni diritti di natura economica e di partecipazione alla vita societaria, tra i quali:

  • il diritto agli utili, ovvero a riscuotere un dividendo definito dall’assemblea in proporzione alla quota di partecipazione, ma solo in caso venga deliberata una distribuzione di utili da parte della società;
  • il diritto alla partecipazione della liquidazione del patrimonio netto, qualora la società venga messa in liquidazione;
  • il diritto di opzione nella sottoscrizione di azioni o di obbligazioni convertibili di nuova emissione;
  • il diritto a partecipare alle assemblee ordinarie, con la possibilità di esprimere un voto per ogni azione detenuta.

L’investimento in azioni ordinarie è la forma tipica d’impiego di fondi ad alto rischio con possibilità di ottenere elevati capital gain, ma anche con la possibilità di andare incontro a perdite patrimoniali. In caso di “scalata” ad una società, sono le azioni ordinarie ad essere oggetto di interesse e questo può portare ad un incremento del loro valore. La possibilità di vendere facilmente i titoli risulta una delle componenti principali di questi prodotti.

20) Cosa sono le azioni privilegiate?
Alcune società possono stabilire l’emissione di categorie speciali di azioni, privilegiate nella ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale allo scioglimento della società. Queste azioni possono avere limitazioni al diritto di voto, che viene mantenuto solo per le delibere dell’assemblea straordinaria.

Tali azioni, oltre ai diritti delle azioni ordinarie, offrono alcuni vantaggi:
- possono prevedere una maggiorazione sui dividendi, con dividendo prioritario e assegnazione dell’utile residuo;
- un privilegio sia in caso di riduzione del capitale per perdite (postergazione: prima vengono penalizzate le ordinarie, poi le privilegiate) che di liquidazione della società.

L’investimento in azioni privilegiate ha caratteristiche simili alle azioni ordinarie, se pur con alcune differenze: le privilegiate hanno un rapporto prezzo-dividendi più favorevole, ma data l’esiguità delle azioni quotate hanno minore capacità di generare guadagni di capitale per rialzi speculativi dei titoli.

21) Cosa sono le azioni di risparmio?
Le azioni di risparmio sono azioni prive del diritto di voto, dotate di particolari privilegi di natura patrimoniale, emesse da società con azioni ordinarie già quotate in Borsa. Tali prodotti azionari soddisfano quei piccoli risparmiatori che non sono interessati alla partecipazione alla vita societaria, ma sensibili al rendimenti dell’investimento.

Rispetto alle azioni ordinarie offrono alcuni vantaggi:

  • il dividendo deve essere almeno pari al 5% del valore nominale e superiore del 2% sul valore nominale del dividendo per le ordinarie;
  • il cumulo del dividendo minimo nei due esercizi successivi;
  • la riduzione del valore nominale, in caso di diminuzione del capitale sociale per perdite, avviene dopo le altre categorie di azioni;
  • la priorità di rimborso in caso di scioglimento della società;
  • il diritto di opzione in caso di nuove emissioni

Maggiore rendimento legato ai dividendi e minore rischio in ragione delle ridotte possibilità di percepire capital gain.

22) Cosa distingue mercato primario e secondario?
Il mercato primario delle azioni è quello dei collocamenti, che permette ai risparmiatori di acquistare i titoli nel momento in cui arrivano sul mercato, ovvero all’approdo in borsa della nuova società. Il mercato secondario è la vera Borsa e rappresenta gli scambi dei titoli dopo che sono stati collocati sul mercato.

23) Cosa sono le Stock option e le Stock grant?
La stock option consiste in una modalità di incentivazione dei dipendenti e dei manager; consentono loro di diventare azionisti della società per la quale lavorano. Le opzioni sono diritti che consentono di acquistare azioni della società a prezzi di esercizio prefissati e a date predeterminate. Se manager e dipendenti della società creano valore per gli azionisti, il prezzo delle azioni salirà a livelli superiori rispetto quelli di esercizio, dando ai titolari delle opzioni la possibilità di lucrare sulla differenza. Gli stock grant sono assegnazioni gratuite di azioni tout court.

24) Che cos’è un’obbligazione?
Le obbligazioni rappresentano un titolo di credito emesso da un’azienda privata o da un ente pubblico per raccoglierei finanziamenti di cui necessita per l’esercizio della sua attività. L’obbligazione permette di ottenere i fondi liquidi per sviluppare/finanziare la propria attività, e al tempo stesso, consente, a chi dispone di questa liquidità, di trovare un canale adeguato per investire i risparmi accumulati.

25) Quali fattori fanno variare il rendimento nel tempo delle obbligazioni?
La variabile fondamentale da controllare è il tasso di interesse di mercato. In caso di aumento dei tassi, il valore nominale del rimborso non cambia, ma il prezzo del titolo cambia: un titolo che offre una cedola inferiore a quella ottenibile sul mercato vale necessariamente di meno. Questo deve preoccupare solo nel caso in cui si pensa di vendere il titolo prima della scadenza, con l’obiettivo di realizzare un guadagno (capital gain). In caso contrario non occorre preoccuparsi dei tassi e delle oscillazioni di prezzo, aspettando di ottenere il valore nominale alla scadenza. Le variazioni di prezzo legate ai tassi interessano soprattutto i titoli a tasso fisso e a lunga scadenza che hanno una cedola bloccata per tutto il periodo. I titoli a tasso variabile come i Cct invece, adeguano velocemente le loro cedole ai tassi del mercato e quindi subiscono oscillazioni di prezzo minime.

26) Perché diversificare i titoli tra cedola fissa e variabile?
Se il patrimonio investito non produce un reddito superiore alla crescita del costo della vita (inflazione), il risparmio subisce una svalutazione che è tanto maggiore quanto più elevato è lo tasso di inflazione. Se questo tende a salire i titoli a cedola variabile hanno le migliori caratteristiche per limitare i danni in quanto il valore delle cedole sale all’aumento dei tassi di interesse. Se l’inflazione si riduce, sono preferibili i titoli a cedola fissa perché pagano interessi superiori al tasso di inflazione permettendo al patrimonio non solo di svalutarsi, ma in misura più o meno elevata, di rivalutarsi.

27) Prima di investire in titoli obbligazionari cosa bisogna valutare?
Durata: se si tratta di un investimento di breve o di lungo periodo. Flusso cedolare o zero coupon: nel primo caso si potrà disporre di entrate con frequenza trimestrale, semestrale o annuale; nel secondo si avrà una sola entrata in aggiunta al capitale inizialmente investito. Propensione al rischio: se si vogliono alti rendimenti è pressoché impossibile non trovarsi in momenti di particolari difficoltà.
Le caratteristiche dei titoli (liquidità): capire, in pratica, se, decidendo di cedere sul mercato un titolo, la vendita possa avvenire senza particolari problemi di quantità e di prezzo. Tipologia della cedola: fra le caratteristiche del titolo,vi è quella fondamentale che riguarda la tipologia della cedola. Che deve essere fissa, quando il ciclo dei tassi d’interesse è calante, variabile, nel caso contrario. Per molti titoli strutturati va raddoppiata l’attenzione perché tanti prestiti prevedono un radicale cambiamento del flusso cedolare, una volta trascorso un certo numero di anni. Se la variazione di questa caratteristica non si deve sposare con la fase dei tassi d’interesse, potrebbero essere guai per il prezzo del titolo.

28) I titoli privati (corporate) hanno la stessa liquidità dei titoli governativi?
La liquidità dei titoli in circolazione è molto elevata per le emissioni pubbliche, soprattutto in Italia, ma spesso modesta per i titoli societari. Questo implica una grande facilità di acquisto e di vendita per titoli di stato ed una certa difficoltà per lo scambio di titoli societari.

29) Qual è il rapporto tra il rating e i tassi di interesse e il prezzo dei titoli?
A rating elevati corrispondono generalmente tassi di interesse inferiori e viceversa. Ne consegue che se il livello del rating aumenta potrebbe salire il prezzo del titolo, mentre se scende il grado di affidabilità, anche la quotazione diminuisce. Al tempo stesso, se il mercato pretenderà tassi superiori a quelli in essere al momento del collocamento, i prezzi dei titoli scenderanno, mentre se al contrario, i tassi scenderanno, le quotazioni dei titoli saliranno.

30) Che cos’è la duration?
E’ una misura dell’esposizione al rischio di tasso (ovvero variazione di prezzo in funzione del tasso di interesse di mercato) di un titolo obbligazionario. Espressa in anni e frazioni, si calcola come media aritmetica delle scadenze d’incasso dei flussi di cassa associati al titolo, ponderata per il prezzo dell’obbligazione. Per esempio, in presenza di una variazione dei tassi di interesse di un punto percentuale, una duration pari a 4,5 significa che il prezzo dell’obbligazione varia di circa il 4,5%. La duration coincide con la durata quando l’obbligazione non paga cedola, ossia quando è uno zero coupon. La duration di un titolo che paga cedole è invece sempre inferiore alla sua durata, perché le cedole avvicinano nel tempo la quantità di flussi di cassa incassati dall’investitore, come rimborso della somma per realizzare l’investimento. Questo consente di confrontare due emissioni che non hanno in comune né la durata né le cedole, per determinare qual è la più sensibile alla variazione dei tassi di interesse e quindi con il prezzo più volatile.

31) Cos’è il rating?
Indicatore sintetico che misura l’affidabilità di un debitore a far fronte ai propri impegni di pagamento. Il rating è quindi un giudizio, una stima sul livello dei rischi di credito contenuti in un’operazione, si tratta quindi di una valutazione della qualità di emissione. Lo scopo è quantificare la probabilità di ricevere, alle scadenze previste, il pagamento degli interessi e la restituzione del capitale.

32) Quali sono gli strumenti a disposizione del risparmiatore per monitorare l’investimento in titoli corporate?
La maggiore flessibilità con cui con cui le società possono ricorrere al debito obbligazionario si ripercuote sui risparmiatori che devono prestare una maggiore attenzione al momento dell’investimento. Un primo strumento per farlo è sicuramente il prospetto informativo che la società emittente deve obbligatoriamente redigere e che ha fondamentalmente tre scopi:

a. consentire ai potenziali sottoscrittori di conoscere l’importo e le caratteristiche tecniche dei titoli da collocare;
b. evidenziare i rischi e gli effetti finali connessi all’investimento negli strumenti finanziari oggetto di collocamento;
c. far conoscere le notizie più significative relative all’emittente per pervenire ad un fondato giudizio sulla sua situazione patrimoniale, economica e finanziaria e sull’evoluzione della sua attività.

Un secondo strumento sono i bilanci. L’investitore dovrebbe leggere regolarmente i bilanci delle aziende quotate (disponibili in internet sui siti delle società) per avere un’idea della situazione economica e patrimoniale dell’emittente a cui ha prestato il proprio denaro.

33) Cosa sono le obbligazioni strutturate?
Le obbligazioni strutturate sono strumenti complessi. Non sono semplici obbligazioni, ma sono composti da più strumenti finanziari: un’obbligazione e un contratto di acquisto e/o vendita di opzioni.
Sono dunque “obbligazioni” con un livello di rischio più elevato rispetto a quelle tradizionali perché il rendimento è di fatto legato ad una scommessa sul verificarsi di una certa condizione di mercato futura. Se le condizioni si realizzano il rendimento è più elevato rispetto ad un rendimento normale, ma se le condizioni dovessero mancare in tutto o in parte, il risultato dell’investimento sarebbe sconfortante. Acquistare questi titoli significa investire i propri soldi in un obbligazione (con o senza cedola) e in misura minore in opzioni, cioè in scommesse sul valore futuro di indici (index-linked), azioni (equity-linked) o fondi comuni (unit-linked). Se le scommesse vanno male, si ottiene il rimborso della parte obbligazionaria fissa, ma si può perdere il 100% di quella variabile

34) Quali possono esser i vantaggi per l’investitore delle obbligazioni strutturate?
Questa è una forma di impiego innovativa che presenta caratteristiche miste di un’obbligazione e di una azione; delle obbligazioni garantisce un flusso fisso di interessi e il rimborso del capitale in misura variabile; delle azioni presenta la possibilità di scommettere sul futuro andamento del mercato borsistico in generale, con il rischio di perdite o guadagni patrimoniali.

35) Quali sono i rischi per l’investitore delle obbligazioni strutturate?
Scarsa trasparenza. Oltre alla complessità degli strumenti, per cui risulta difficile comprenderne l’effettivo profilo di rischio/rendimento, è in genere tenuto nascosto il peso delle diverse componenti: parte obbligazionaria e opzioni. Costo elevato. Per questi strumenti i costi relativi al ricarico dell’emittente raggiungono il 28% Rigidità. Non è possibile decidere quanto denaro investire nella parte obbligazionaria e quanto in opzioni.

36) Quali sono le caratteristiche delle eurobbligazioni?
Se i titoli sono quotati in valuta diversa dall’euro si corre il rischio di cambio, ovvero di rivendere il titolo in un momento in cui il cambio tra le valute risulta sfavorevole rispetto al momento dell’acquisto Le norme per le emissioni di eurobond sono diverse dalle emissioni nazionali: è necessario verificare con attenzione cosa prevede la normativa. Per esempio, sino a poco tempo fa, le emissioni in diritto lussemburghese non prevedevano l’obbligo di consegna del prospetto informativo. Gli interessi maturati e le plusvalenze derivanti da guadagni di capitale o di cambio, sono tassati con imposta sostitutiva del 12,5% per i titoli a durata superiore ai 18 mesi, imposta del 27% per i titoli di durata inferiore.

37) Cos’è una SICAV (Società di investimento a capitale variabile)?
È una società di investimento a capitale variabile molto simile, nel funzionamento, a un fondo comune. La differenza principale è che si tratta di una società il cui patrimonio coincide con il capitale versato dai sottoscrittori, i quali non acquistano quote ma azioni della SICAV. I sottoscrittori diventano azionisti della società: hanno facoltà di partecipare alle assemblee, di esercitare il diritto di voto e di confrontarsi con l'operato dei gestori.

In realtà per i risparmiatori non esistono delle differenze reali tra fondi e Sicav che, di fatto, perseguono lo stesso scopo: investire i capitali dei risparmiatori in mercati specifici al fine di massimizzare il risultato, gestendo i capitali di tutti i partecipanti come se fossero un unico investitore. Una SICAV può gestire direttamente il proprio patrimonio o delegarne la gestione ad un’altra Società di Gestione Risparmio (SGR).

La differenza più rilevante per l'investitore è di carattere fiscale:
- i fondi comuni vengono tassati alla fonte con una ritenuta del 12,5% sui guadagni giornalieri.
- le Sicav sono esenti da imposte, ma il sottoscrittore deve pagare un'imposta sul guadagno realizzato tra il prezzo di acquisto ed il prezzo di vendita (12,5% del guadagno in conto capitale). L'imposta sul capital gain viene trattenuta al momento della vendita della Sicav. L'acquirente della Sicav è avvantaggiato dal fatto che le ritenute derivanti dai guadagni (che i fondi comuni pagano subito) possono essere reinvestiti procurando eventualmente altri guadagni.

38) Che cosa sono gli ETF (Exchange Traded Funds)?
Un ETF è un fondo che investe in titoli replicando perfettamente un indice di riferimento. Se l’indice del mercato azionario cresce del 10%, anche il nostro ETF avrà lo stesso incremento.

È un buon investimento di medio-lungo termine, caratterizzato dal contenimento dei costi di gestione e dei rischi di sovra o sottoperformance rispetto al benchmark. Se compriamo un ETF che replica l’indice del mercato azionario S&P500, ci aspettiamo un risultato coerente con l’andamento del mercato azionario, in assenza di possibili errori dei gestori. E’ uno strumento trasparente: una volta che si conosce la composizione dell’indice in cui si vuole investire, automaticamente si conosce anche la composizione dell’ETF.

Il vantaggio di costo, in termini di commissioni a carico dell'investitore, deriva dalla gestione passiva, atta a replicare esattamente l'indice benchmark, che implica un intervento minimo del gestore oltre ad un basso tasso di rotazione degli investimenti.

Le spese di gestione sono dunque molto più basse dei fondi a gestione attiva, mentre sono assenti quelle di performance. Non si pagano anche le commissioni di ingresso poiché gli ETF sono quotati come le azioni. Molti intermediari (soprattutto quelli on-line) applicano una commissione fissa sulle azioni (e quindi anche sugli ETF) che è molto più bassa rispetto alle commissioni d’ingresso del 2% - -3% previste da diversi fondi.

39) Quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle Polizze Unit Linked?
Le polizze Unit Linked prevedono la sottoscrizione di due contratti: un investimento in una quota di un fondo (unit) e un’assicurazione vita. Sono polizze che combinano le opportunità di rendimento offerte dagli strumenti finanziari con le caratteristiche degli strumenti assicurativi. Il capitale versato è investito in fondi assicurativi dedicati.

Vantaggi

  • Benefici fiscali: detrazione d’imposta, pari al 19% del premio versato sui primi 2.500.000 euro, ma solo per il primo anno;
  • Opportunità di rendimenti più elevati;
  • Flessibilità nel modificare strategie di investimento nel tempo;
  • Consuete garanzie assicurative della polizza vita;
  • Capitali liquidati in caso di morte dell'assicurato esenti da tasse di successione;
  • Impignorabilità e insequestrabilità.
Svantaggi
  • Minori garanzie rispetto ai titoli di Stato, in quanto le assicurazioni e le imprese che operano nel ramo vita non sono coperte da un fondo di garanzia;
  • Sono meno trasparenti sia dei fondi comuni, sia delle gestioni patrimoniali;
  • Sono meno liquide di tutti i normali impieghi finanziari (Bot, azioni, fondi comuni);
  • Non forniscono alcuna garanzia, sul capitale investito, contro l’inflazione e la perdita del potere d’acquisto;
  • In caso di riscatto anticipato viene liquidato un importo inferiore al valore ufficiale delle quote sottoscritte (analogamente a quanto avviene nei fondi comuni con le commissioni di uscita);
  • È vero che offrono la possibilità di dedurre i versamenti dal reddito imponibile, ma è anche vero che il capitale o la rendita vitalizia ricevuto in futuro dalla compagnia d’assicurazioni saranno tassati.

40) Cosa sono le Polizze Index Linked?
Le polizze Index Linked (indicizzate) offrono un adeguamento monetario annuale delle prestazioni (capitale o rendita), tramite l’indicizzazione all’inflazione o mediante partecipazione dell’assicurato ai risultati della gestione finanziaria delle riserve tecniche della società assicurativa.

Le index-linked sono contratti in cui l'entità del capitale assicurato dipende dal valore di un indice. Questi prodotti possono offrire delle garanzie (per esempio la restituzione almeno dell'importo dei premi versati oppure un capitale minimo) sia in caso di vita sia in caso di morte. Generalmente sono a premio unico e l'importo richiesto è piuttosto elevato

Le “polizze rivalutabili” si distinguono perché i premi versati alimentano un fondo di gestione speciale separato dalle altre attività dell’impresa assicuratrice: dalle capacità di gestione di questo fondo dipende la rivalutazione del capitale iniziale assicurato.

Sono state introdotte nuove regole per una maggiore trasparenza e tutela sulle polizze vita. L’operazione “polizze” trasparenti prevede la consegna da parte delle compagnie al potenziale cliente, prima della stipula del contratto, di un fascicolo informativo. In particolare la documentazione dovrà contenere una scheda che riporti le caratteristiche essenziali del contratto: le garanzie, i costi ed eventuali rischi finanziari in termini facilmente percepibili dal potenziale contraente.

41) Quali soggetti sono abilitati all’offerta di servizi finanziari ai risparmiatori?
I soggetti abilitati all’intermediazione finanziaria e all’offerta di servizi d’investimento ai risparmiatori sono:

  • società di intermediazione mobiliare (Sim) italiane;
  • banche italiane: possono essere autorizzate dalla Banca d'Italia ad offrire tutti i servizi di investimento;
  • società di gestione del risparmio (SGR) italiane;
  • banche estere (comunitarie ed extracomunitarie);
  • imprese di investimento di paesi comunitari.

Gli intermediari operano normalmente presso le loro sedi e filiali, dove il risparmiatore si reca per effettuare investimenti. La promozione ed il collocamento di servizi di investimento o prodotti finanziari viene svolta anche "fuori sede", e quindi anche presso il domicilio del risparmiatore. Tale promozione, svolta anche per telefono, può indurre risparmiatori ad acquistare strumenti finanziari senza una precisa volontà di farlo e senza una chiara visione degli obiettivi da perseguire. In questi casi il risparmiatore può avere un atteggiamento passivo, data la scarsa comprensione dei prodotti offerti, con il rischio di scelte avventate. Il risparmiatore ha comunque sette giorni di tempo dalla sottoscrizione per recedere dal contratto senza spese. In questo lasso di tempo, il risparmiatore può effettuare tutte le verifiche necessarie a valutare la tipologia di prodotto offerta e l’affidabilità del promotore.

42) Che attività svolgono le SGR?
Le società di gestione del risparmio sono società per azioni che svolgono servizi di gestione collettiva del risparmio (fondi comuni di investimento) e il servizio di gestione su base individuale di portafogli di investimento (Gestioni patrimoniali mobiliari – Gpm – e Gestioni patrimoniali in fondi – Gpf -). Attività principale di una Sgr è quella di promuovere, istituire e gestire i fondi comuni d’investimento e amministrare i rapporti con i partecipanti al fondo: decide quali titoli acquistare o vendere, stabilisce la composizione del portafoglio ed il grado di rischio ad esso connesso.
Le Sgr possono anche istituire e gestire fondi pensione.
L’operatività di una Sgr è subordinata all’autorizzazione della Banca d’Italia; le SGR che hanno ottenuto l’autorizzazione vengono iscritte in un apposito Albo tenuto dalla Banca d’Italia. Molte banche hanno creato proprie Sgr cui delegare la gestione dei fondi e dove canalizzare il risparmio allo sportello. Ma esistono anche società non di emanazione bancaria che raccolgono risparmio attraverso il canale distributivo di altre banche (sportelli e promotori).

 

Mercati finanziari

43) In quali mercati vengono trattati gli strumenti finanziari?
I mercati di strumenti finanziari si definiscono regolamentati quando sono istituiti e gestiti da una società per azioni, e autorizzati dalla Consob. A seguito del processo di trasformazione dei mercati regolamentati da pubblici a privati, la gestione dei mercati è stata affidata a due società di gestione appositamente costituite: Borsa Italiana S.p.A. e MTS S.p.A.

44) Cos’è la borsa?
La borsa, in senso generale, è un mercato organizzato sul quale si negoziano strumenti finanziari ad un prezzo che nasce dall’incontro tra domanda e offerta. La borsa garantisce, dunque, lo scambio degli strumenti finanziari, grazie alla trasparenza nelle modalità di formazione dei prezzi e alla rapidità delle transazioni, e la liquidità del mercato, attraverso la presenza di operatori disposti a concludere in ogni momento transazioni di compravendita sui singoli strumenti finanziari.

45) Qual è il rapporto tra andamento di borsa ed economia reale?
L’andamento della borsa è strettamente connesso allo sviluppo dell’economia del Paese di appartenenza: una crescita del mercato di borsa rispecchia il rafforzamento delle imprese in esso quotate e, quindi, un consolidamento dello sviluppo economico; viceversa, la presenza di un mercato al ribasso è sintomatico di una crisi, che può interessare singoli settori o l’intero sistema economico. Nel caso di un sistema economico in crescita si ha un afflusso di capitali sostenuto che comporta un aumento nei prezzi dei titoli quotati, sintetizzati dagli indici di borsa; nel caso di crisi economica, invece, si assiste ad un deflusso di capitali, con conseguente discesa dei prezzi dei titoli quotati. In particolare, un mercato i cui prezzi tendono al rialzo è definito bull market, dal termine inglese bull (toro); invece, un mercato i cui prezzi tendono al ribasso è detto bear market, dall’inglese bear (orso)

46) Quali sono le borse italiane?
La Borsa italiana, gestita dalla società per azioni Borsa Italia, è articolata nei seguenti comparti: Mercato telematico azionario (MTA), Mercato telematico delle obbligazioni e dei Titoli di Stato (MOT), Mercato telematico delle eurobbligazioni, obbligazioni di emittenti esteri e asset backed securities (Euro MOT), Mercato degli strumenti derivati (IDEM) Si tratta di mercati telematici, caratterizzati da un circuito informatico sul quale viaggiano tutte le informazioni necessarie ad effettuare lo scambio e che consente di eseguire e concludere le transazioni in tempo reale.

47) Perché le aziende decidono di collocare le azioni in borsa?
I motivi per collocare proprie azioni in borsa sono essenzialmente due:

  • se la quotazione comprende l’emissione di nuove azioni, l’azienda raccoglie i capitali freschi che le servono per crescere e che vengono investiti;
  • se la quotazione prevede la vendita di azioni da parte dei soci di maggioranza dell’azienda, l’ingresso in borsa serve a cedere totalmente o in parte il controllo della società in cambio di capitali che incrementano la ricchezza dei soci che collocano i titoli.

Le azioni di una società non devono necessariamente essere quotate in Borsa.

48) Chi e come fissa il prezzo di collocamento di un’azione?
La società emittente con la consulenza delle investment bank che gestiscono l’Ipo (Initial public offering) o un’offerta successiva, definisce un prezzo che tenga conto della media dei valori di Borsa più recenti dei titoli già in circolazione, rispetto alla quale di solito si applica un piccolo sconto. Nei prospetti informativi non si fissa un prezzo univoco, ma un intervallo di valore minimo e massimo al cui interno si determina il prezzo di collocamento.

49) Cosa bisogna sapere prima di aderire ad un collocamento di azioni?
- Quali sono i principali soci e gli amministratori dell’azienda che colloca i titoli in borsa;
- Se si tratta di un’offerta pubblica di sottoscrizione, di vendita o di entrambe;
- Se è un’offerta pubblica di sottoscrizione, cosa si propone di fare la società con il denaro che ha raccolto sul mercato?
- Se in Borsa sono già quotate azioni della stessa società che hanno maggiori potenzialità; g) se può essere meglio sottoscrivere un fondo azionario ben gestito o un Etf;
- Quali sono le investment bank che partecipano al suo collocamento;
- Secondo quali criteri saranno assegnate le azioni se la domanda supererà l’offerta.

50) Come si verifica il lancio di una Opa (Offerta pubblica di acquisto)?
In Italia il lancio di un’offerta pubblica prevede che il soggetto offerente annunci “senza indugio” al mercato, all’azienda-target e all’autorità di vigilanza gli elementi essenziali, le finalità dell’operazione e i nomi delle eventuali investment bank consulenti.
Successivamente, deve diffondere presso i risparmiatori un’informativa ad hoc in cui si espongono in dettaglio i termini dell’offerta e gli obiettivi dell’acquisizione. L’informativa è soggetta all’approvazione dell’autorità di controllo, che può richiedere integrazioni, ma può anche bloccare l’operazione in presenza di violazioni. Anche l’azienda-target ha degli obblighi di informazione nei confronti del pubblico, una volta appresi i termini dell’offerta:quanto meno deve comunicare se ritiene l’offerta ostile o no.

51) Quali sono le variabili macroeconomiche che condizionano il prezzo delle azioni?
Oltre all’andamento delle imprese e dei loro utili, alcune variabili macro economiche sono determinanti per l’andamento del mercato azionario:

  • Prodotto interno lordo (PIL): quando il reddito (prodotto) generato in un Paese aumenta è segno che l’economia è in crescita. In questa situazione è probabile che i consumi aumentino, che aumenti il volume delle vendite e dunque l’utile delle imprese. La crescita economica ha dunque un effetto positivo sull’andamento del mercato azionario.
  • Inflazione (aumento dei prezzi al consumo): l’indice di inflazione misura la crescita dei prezzi dei beni di consumo e viene pubblicato mensilmente. Se l’inflazione raggiunge livelli elevati significa che l’economia si sta surriscaldando e c’è il rischio di una inversione di tendenza, cioè di un rallentamento della crescita economica con conseguente riduzione del valore delle azioni quotate in borsa.
  • Tassi di interesse: i tassi vengono definiti dalla BCE a seconda del livello di inflazione prevalente nell’Unione Europea. Se l’inflazione aumenta oltre una certa soglia, i tassi vengono aumentati per fare aumentare il costo del denaro e ridurre i consumi (se il tasso di interesse è più alto vi è maggiore incentivo a risparmiare piuttosto che consumare). Un rialzo dei tassi può dunque segnalare una fase di riduzione delle quotazioni azionarie.

52) Quali sono i fattori che condizionano il mercato delle obbligazioni?
Il mercato obbligazionario tende ad essere più stabile di quello azionario e ci sono meno fattori da considerare per valutarne l’andamento. Il valore di mercato dei titoli obbligazionari dipende principalmente dall’andamento dei tassi di interesse, ovvero dai tassi di riferimento governati dalla Banca Centrale Europea (per quanto riguarda l’area Euro). La crescita o diminuzione dei tassi delle banche centrali influenza tutti i tassi del mercato provocando delle perdite o dei guadagni al possessore di titoli, in quanto la loro quotazione dipende dal rendimento offerto. In caso di aumento del tasso di riferimento il possessore di obbligazioni registra un perdita sul valore del titolo, ma che si realizza solo nel caso di vendita prima della scadenza.

53) Cosa determina il costo del denaro, cioè il tasso di interesse prevalente sul mercato?
Il tasso di interesse è determinato dall’incontro tra domanda e offerta di moneta. Le scelte di tutti i risparmiatori determinano la domanda aggregata di moneta (circolante e depositi). L’offerta di moneta è controllata dalla Banca centrale Europea che ha il compito di regolare la base monetaria (i.e. quantità di moneta emessa). Un aumento della produzione o del reddito nell’economia genera un aumento della domanda di moneta per transazioni e dunque del tasso di interesse (la domanda del bene moneta è superiore all’offerta, per cui il suo prezzo tende a salire); questo induce a detenere meno moneta per le transazioni e ad aumentare il risparmio. Una riduzione dell’offerta di moneta provoca invece una riduzione del tasso di interesse che induce i risparmiatori a detenere più moneta.

54) Da cosa dipende l’offerta di moneta della BCE?
Il controllo della base monetaria permette alla BCE di stimolare o ridurre i consumi: aumentando la disponibilità di moneta “liquida” (circolante, depositi) stimola i consumi e indirettamente la crescita della produzione.
La BCE svolge anche il ruolo di governare l’inflazione attraverso il cambiamento diretto del Tasso Ufficiale di Sconto (TUS), ovvero del prezzo a cui la stessa BCE concede prestiti alle banche nazionali. Modificando il tasso di riferimento, la BCE modifica a cascata tutti gli altri tassi, quelli bancari e quelli per i titoli di Stato di nuova emissione.
Le decisioni delle BCE dipendono dal tasso di inflazione, ovvero dalla crescita dei prezzi dei beni di consumo: se l’inflazione è troppo alta, i tassi vengono aumentati e i risparmiatori riducono i consumi per acquistare attività finanziarie. In questo modo si riduce la domanda di beni di consumo e si ferma l’inflazione, inducendo un rallentamento nella crescita economica. Quando l’inflazione diminuisce il TUS viene abbassato per stimolare i consumi e la crescita economica.
Ecco perché non passa giorno in cui i giornali non riportino notizie sulle intenzioni della BCE di alzare o ridurre i tassi di interesse e sugli effetti che questo avrà sul comportamento dei risparmiatori e sull’economia in generale.

55) Come funzionano i mercati non ufficiali –Over the counter?
I mercati over the counter sono caratterizzati dall’assenza di un luogo fisico, o logico, di svolgimento e accentramento delle negoziazioni, dalla mancanza di una specifica regolamentazione, dall’assenza di quotazioni ufficiali, dalla presenza di contrattazioni non standardizzate e dalla mancanza di organismi centrali di compensazione. La trattativa tra acquirente e venditore avviene in modo diretto, con la determinazione del prezzo basata sulla legge dell’offerta e della domanda.
Rispetto ai mercati regolamentati, i mercati over the counter implicano un maggiore rischio in capo agli investitori, a causa di un’informativa meno trasparente sulle quotazioni dei diversi prodotti e per l’assenza di organismi istituzionali di garanzia. Sono soprattutto le obbligazioni a trovare spazio in questi mercati dal momento che i titoli governativi passano generalmente attraverso i circuiti ufficiali.

 

Tutela del risparmio

56) Quali sono le vie per risolvere in via extragiudiziale le controversie?
La risoluzione alternativa delle controversie (o ADR, secondo l’acronimo inglese) copre tutta una varietà di organi extragiudiziali che rappresentano un’alternativa all’iter processuale nei tribunali. Le procedure di risoluzione alternativa delle controversie possono comprendere, ma non esclusivamente: l’arbitrato; una valutazione neutrale di prima fase; una valutazione; la mediazione e la conciliazione ad opera di esperti. Di conseguenza, i meccanismi per risolvere le conflittualità possono andare da decisioni vincolanti (ad esempio, i pareri espressi dall’Antitrust) a raccomandazioni o accordi tra le parti (ad esempio, la conciliazione).

57) In cosa si differenzia la conciliazione giudiziale da quella extragiudiziale?
La conciliazione può essere giudiziale o extragiudiziale; nel primo caso il compito di tentare la conciliazione è affidato ad un giudice; nel secondo caso invece, i conciliatori sono estranei all’ordinamento giudiziario.

58) Un singolo cittadino può diventare conciliatore?
Sì, a determinate condizioni. In generale, una delle modalità con le quali i cittadini possono attivarsi nell’area dei servizi di pubblica utilità per tutelare i propri diritti è quello di promuovere la conciliazione. In alcuni casi, soprattutto se si è collegati ad una associazione che tutela i diritti dei consumatori, un cittadino comune può diventare esso stesso, sulla base di un idonea formazione, un conciliatore, tanto più che la conciliazione è destinata a svilupparsi nel nostro Paese, come è accaduto a livello europeo ed internazionale.

59) Quali sono le caratteristiche della conciliazione?
La Commissione Europea, attraverso due principali Raccomandazioni, del 30 marzo 1998 (1998/257/Ce) e del 4 aprile 2001 (2001/310/Ce), ha descritto le caratteristiche della conciliazione che sono: · imparzialità;

  • trasparenza;
  • efficacia;
  • equità.

La legge che in Italia ha dato impulso alla conciliazione, nell’ambito della tutela dei consumatori, è la n. 281 del 1998, ora confluita nel Codice del Consumo (art. 140 e ss.).

60) Chi può ricorrere all’Ombudsman?
Dal 1° gennaio 2006 qualunque cliente, e non più solo i privati consumatori, può far ricorso all’Ombudsman nel caso in cui si sia già rivolto all’Ufficio reclami della sua banca o dell’intermediario senza avere soddisfazione. Il danno economico subito dal ricorrente deve inoltre essere ricompreso entro il limite di 50 mila euro per ricorsi su operazioni successive al 1° gennaio 2006 (il limite è di 10 mila euro per le operazioni antecedenti a tale data) e la controversia non deve essere già stata sottoposta all’esame dell’autorità giudiziaria, di un collegio arbitrale o di un organismo conciliativo. In presenza di queste condizioni, l’Ombudsman emette il suo giudizio entro novanta giorni dalla data di ricevimento del reclamo, se quest’ultimo è corredato della documentazione necessaria; ovvero entro 120 giorni, sempre dalla data di ricevimento, se la documentazione è carente e l’Ombudsman ne chiede l’integrazione.

61) Che vincolo hanno le decisioni assunte dall’Ombudsman?
Assunta la decisione, l’Ombudsman assegna alla banca o all’intermediario, in caso di decisione favorevole al ricorrente, un termine per eseguire quanto deciso. In caso di decisione sfavorevole, questi mantiene il diritto di rivolgersi all’autorità giudiziaria. Nell’ipotesi in cui la banca o l’intermediario non si conformino alla decisione, è previsto che la notizia dell’inadempienza sia pubblicata sulla stampa a spese della banca o dell’intermediario.

62) A cosa mira la disciplina della pubblicità ingannevole?
L’obiettivo principale perseguito attraverso la repressione della pubblicità ingannevole è quello di impedire l’acquisto di beni e di servizi sulla base di informazioni idonee a produrre una scorretta rappresentazione della realtà.